Come comprendere la democrazia in un’epoca di crisi ambientali, guerre e crescente indifferenza sociale? E se il suo fondamento fosse qualcosa di così elementare – come il respiro?
A queste domande risponderà nel contesto accademico internazionale il dott. Lenart Škof, decano della Facoltà ISH, che interverrà come docente ospite alla prestigiosa Università di Harvard . Nell’ambito del seminario Interdisciplinary Perspectives presso il Weatherhead Center for International Affairs presenterà una lezione dal titolo «Democracy as Shared Breath: Vulnerability, Ethics, and Religion in the Public Space».
La democrazia come «respiro condiviso»: una nuova filosofia della convivenza
Nella sua lezione, il dott. Škof sviluppa un originale concetto di democrazia come «respiro condiviso» (co-breathing), che deriva dalla sua cosiddetta filosofia respiratoria. Mette al centro l’idea che il respiro – in quanto esperienza vitale fondamentale – sia anche uno spazio etico e politico in cui si formano le relazioni tra le persone.
Al tempo stesso, si richiama al neopragmatismo di Richard Rorty e intende la filosofia come una forma di politica culturale. Interpreta la democrazia come una comunità di esseri vulnerabili, in cui è proprio l’esperienza della vulnerabilità a rendere possibile una reale convivenza etica – ma che al contempo richiede protezione dalle influenze del capitale, dalla violenza sistemica e dall’apatia politica.
Dal «politicocene» al diritto di respirare: l’etica del futuro
Un accento particolare della lezione è posto sullo sviluppo dell’ambito degli studi respiratori critici, che considerano il respiro e l’atmosfera come spazi politici chiave. In questo quadro, Škof analizza l’epoca contemporanea, che definisce «politicocene» – un tempo segnato da diverse forme di «violenza atmosferica», dalle tecniche di soffocamento della polizia all’aria inquinata, dall’asfissia industriale alle pandemie di guerra.
Come contrappeso a queste tendenze, sostiene l’idea di un diritto universale a respirare, sviluppata anche dal filosofo Achille Mbembe, e apre la questione del futuro della religione in un mondo post-cristiano. In questo contesto, intende la religione come uno spazio di sensibilità etica condivisa, ispirato al pensiero di John Dewey sulla «fede comune».
Un filosofo riconosciuto a livello internazionale
Il dott. Lenart Škof è decano della Facoltà ISH presso l’Università Alma Mater Europaea, professore di filosofia e studi religiosi e responsabile dell’Istituto di studi filosofici e religiosi presso ZRS Koper. La sua ricerca intreccia il pragmatismo americano, la filosofia continentale e le tradizioni di pensiero asiatiche. È autore di diverse opere scientifiche di rilievo, tra cui God in Post-Christianity (2024), Antigone’s Sisters (2021) e Breath of Proximity (2015), nonché co-curatore della recente monografia su guerra, trauma e giustizia (Routledge, 2025).
Il suo lavoro è contraddistinto anche da esperienze internazionali – tra le altre, come ricercatore Fulbright presso l’Università di Stanford, dove ha collaborato con Richard Rorty, e come ricercatore ospite Humboldt in Germania.
La lezione a Harvard, quindi, non rappresenta solo un importante riconoscimento per la filosofia slovena, ma anche un invito alla riflessione: che cosa significa vivere – e respirare – insieme nel mondo del futuro?