Dejan Zavec: Se vuoi ottenere risultati, devi continuamente superare te stesso

Dejan Zavec: Se vuoi ottenere risultati, devi continuamente superare te stesso

22. 5. 2026

»La lotta più grande si svolge sempre dentro l’essere umano.«

Con queste parole Dejan Zavec ha segnato l’incontro sportivo all’Alma Mater, che è stato un racconto di vita fatto di perseveranza, disciplina, cadute e del cammino verso la vetta del mondo. Attraverso una conversazione rilassata ma emotivamente intensa, abbiamo conosciuto un uomo che, con la sua storia di vita, ha superato i confini dello sport ed è diventato un simbolo di intransigenza, laboriosità e umanità.

Dejan Zavec, noto al grande pubblico anche come Jan Zaveck e »Mr. Sympathicus«, è considerato uno dei più grandi sportivi sloveni di tutti i tempi. Nel 2009, a Johannesburg, ha conquistato il titolo di campione del mondo IBF nella categoria dei pesi welter, diventando il primo e ancora oggi l’unico sloveno a raggiungere questo traguardo nel pugilato professionistico. In seguito ha difeso con successo il suo titolo contro i migliori combattenti del mondo.

Tra i suoi maggiori successi figurano:

  • il titolo di campione del mondo IBF,
  • il titolo di campione del mondo WBF,
  • diversi titoli di campione europeo,
  • il titolo di sportivo sloveno dell’anno 2010,
  • nonché lo status di uno degli sportivi sloveni più riconoscibili a livello internazionale.


Ma nel corso dell’intera serata è stato chiaro che Zavec non è definito soltanto dai successi sportivi. L’impressione più forte l’ha lasciata la sua storia personale.

Come posso dire che mi sia successo qualcosa di brutto, se ero in cima al mondo?

Zavec ha parlato apertamente di un’infanzia difficile, di una vita senza la classica sicurezza familiare, dell’affidamento a famiglie affidatarie e del lavoro in fattoria. Proprio queste esperienze oggi le vede come il fondamento del suo successivo percorso sportivo e di vita: »Se non fosse stato necessario ‘lottare’ per ogni giorno, per un letto caldo e per le cose essenziali, probabilmente anche più tardi non avrei combattuto come ho fatto.«
Le sue parole non suonavano come un rimpianto, ma come gratitudine per le lezioni di vita che lo hanno formato: »Per me la lotta era solo la possibilità di uscire da una situazione verso una migliore. Sono davvero felice che sia stato il pugilato.« Ha descritto con commozione anche il periodo in cui fu preso sotto la protezione del suo primo allenatore, Ivan Pučko. Non solo come sportivo, ma come uomo: »Allora ho iniziato a conoscere il pugilato. Ma ancora più importante, ho iniziato a conoscere le persone.«

Il pugilato è la migliore metafora della vita

La conversazione ha più volte superato i confini dello sport. Zavec ha sottolineato che per lui il pugilato non è mai stato soltanto una disciplina sportiva, ma un modo di comprendere la vita: »Il ring, la lotta, le cadute … tutto è vita. La differenza è solo nel contenuto.« Proprio per questo le sue storie hanno coinvolto anche chi non ha un legame diretto con il pugilato. Ha parlato di paura, pressione, dubbi e di quanto sia importante perseverare anche quando è più difficile. Il pubblico è stato particolarmente colpito dalla sua sincerità nel descrivere la disciplina quotidiana di uno sportivo di alto livello.

»Quando andavo in palestra, davo il massimo. Sempre, ogni volta. Il resto non mi interessava. Il talento non è mai sufficiente se non è sostenuto dal lavoro. Il talento senza fatica non basta. L’unica formula che conta è talento e duro lavoro.«

Forza mentale, infortuni e rapporto con il corpo

Zavec ha parlato apertamente di infortuni, recupero e forza della mente. »Io sentivo il mio corpo. Io curavo il mio corpo, io lo premiavo.« Ha descritto le preparazioni estreme per i combattimenti, anche dieci allenamenti a settimana e una rigida regolazione del peso corporeo. »Per poco meno di dieci chilogrammi mi sono serviti 40 giorni. Dieci allenamenti a settimana e un pasto al giorno. Nonostante gli sforzi fisici brutali, la forza più grande è sempre stata nella testa. Quando c’erano gli infortuni, mi ripetevo: andrà tutto bene.«

La sua visione del corpo e della psiche ha rivelato, per tutta la serata, un livello straordinario di disciplina, autoriflessione e stabilità interiore.

L’essere umano è una meraviglia

Zavec ha sottolineato più volte che spesso una persona è capace di molto più di quanto pensi. »L’essere umano è una macchina definitiva e c’è ancora così tanto che non sappiamo di noi stessi.« A questo proposito ha anche richiamato l’attenzione sullo stile di vita moderno, che a suo parere spesso complica troppo le cose semplici: »Le cose più complicate sono spesso così semplici da essere troppo semplici perché ci crediamo.«

*
L’incontro è stato moderato dal docente doc. dr. Marko Vidnjevič, ex pugile dilettante e arbitro internazionale di pugilato di riconosciuto prestigio, che ha guidato la serata attraverso i temi dello sport, della disciplina, della preparazione psicologica e delle prove della vita.


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