Norimberga 80 anni dopo: quando diritto, scienza e coscienza si mettono davanti allo specchio della storia

Norimberga 80 anni dopo: quando diritto, scienza e coscienza si mettono davanti allo specchio della storia

27. 2. 2026

Ottant’anni dopo Norimberga, la domanda non è più che cosa sia accaduto, bensì se abbiamo imparato qualcosa. Questo è stato il filo conduttore centrale del simposio scientifico internazionale Processi di Norimberga – 80 anni dopo e la «scienza perversa» nazista, che il 27 febbraio 2026 si è svolto presso l’Università Alma Mater Europaea di Maribor.

Norimberga come svolta civilizzatrice

Il rettore dell’Università Alma Mater Europaea, prof. dr. Ludvik Toplak ha sottolineato che i Processi di Norimberga hanno rappresentato una svolta nella storia del diritto e della civiltà. Hanno affermato il principio che i crimini contro l’umanità sono punibili, che la guerra di aggressione è un crimine e che il richiamo a ordini superiori non esonera l’individuo dalla responsabilità. Come ha detto: “Per la prima volta nella storia è stato affermato con chiarezza che il diritto sta sopra l’ideologia, l’uomo sopra lo Stato e l’etica sopra il potere.”

Ha evidenziato in particolare l’importanza dei processi ai medici, dai quali nacque il Codice di Norimberga – fondamento dell’etica medica moderna, che ha stabilito il principio del consenso volontario e informato e la responsabilità personale degli scienziati. Al contempo ha avvertito: “Quando la scienza perde il suo fondamento etico, diventa uno strumento di distruzione. Quando il diritto perde il suo nucleo morale, diventa un meccanismo di legittimazione del crimine.”

Giustizia incompiuta

L’ospite principale prof. dr. Gideon Greif, storico dell’Olocausto di fama mondiale, ha richiamato uno dei fatti più sconvolgenti dell’Europa del dopoguerra: per i loro crimini è stato condannato solo circa il due per cento delle migliaia di perpetratori dell’Olocausto e della Seconda guerra mondiale. «Solo circa il due per cento dei responsabili è stato portato davanti a un tribunale», ha sottolineato, aggiungendo che la maggior parte è morta serenamente, senza rispondere delle proprie azioni.

Ha ricordato che la Germania nazista è responsabile della morte di circa 60 milioni di persone, tra cui sei milioni di ebrei, e che il fallimento nel perseguire i colpevoli non è soltanto un problema giuridico, ma una sconfitta morale dell’umanità.

Ha riassunto il suo messaggio con un monito: «Chi mostra misericordia verso i criminali prepara il terreno per la prossima catastrofe umana.»

Il diritto tra legalità e giustizia

Il prof. assoc. dr. Luka Martin Tomažič ha sottolineato che Norimberga ha segnato una svolta: il diritto perde legittimità quando diventa insopportabilmente ingiusto. «Le sfide odierne nel diritto internazionale sono un’eco di Norimberga. La loro attuazione richiede un impegno generazionale», ha affermato, aggiungendo: «La moralità sopra le regole nel diritto: la giustizia non è cieca di fronte a un male insopportabile.»

Da questi principi si sono sviluppate le norme cogenti (ius cogens), che vietano il genocidio, l’aggressione e i crimini contro l’umanità e hanno influenzato la Convenzione sul genocidio, le Convenzioni di Ginevra e l’istituzione della Corte penale internazionale. Ha avvertito che oggi il diritto si confronta con la selettività politica, perciò l’eredità di Norimberga richiede un’applicazione coerente.

Scienza pervertita e testimonianza

Un’attenzione particolare del simposio è stata dedicata all’abuso della scienza nel regime nazista. Dr. Alja Brglez ha presentato la testimonianza di Erika Fürst, che, a tredici anni, subì la selezione del dr. Josef Mengele ad Auschwitz.

«Mamma è diventata canuta in una notte, e io sono diventata adulta in una notte» è stata una delle citazioni sconvolgenti che hanno segnato il dibattito. L’intervento ha mostrato come la medicina fosse subordinata all’ideologia razziale e come l’autorità scientifica sia diventata uno strumento di disumanizzazione. Proprio per questo il Codice di Norimberga è ancora oggi un riferimento fondamentale dell’etica medica.

Il nazismo nel nostro spazio

Il simposio ha messo in luce anche l’inserimento dell’area slovena e centroeuropea nell’infrastruttura nazista. Dr. Daniel Siter ha analizzato l’operato del Kulturbund come organizzazione sovversiva che già prima della guerra preparava il terreno per l’occupazione e la denazionalizzazione. «L’Unione culturale svevo-tedesca è stata la più importante organizzazione politica della minoranza tedesca in Jugoslavia (e soprattutto in Slovenia), che già negli anni Trenta del secolo scorso operava come braccio esteso dell’espansionismo nazista e preparava il terreno per l’occupazione della Jugoslavia e i crimini contro il popolo sloveno»

Boris Hajdinjak ha parlato di Siegfried Seidl (1911–1947), rappresentante di Eichmann a Maribor nel 1941, che organizzò le deportazioni degli sloveni e in seguito collaborò alle deportazioni di massa degli ebrei ungheresi ad Auschwitz. Come ha sottolineato: «Chi fosse Seidl lo dimostra il fatto che fu uno dei 30 austriaci che, dopo la guerra, furono giustiziati in Austria per crimini di guerra.»

Prof. dr. dr. Igor Grdina ha messo in evidenza Michael Skubl (1877–1964), segretario di Stato austriaco e probabilmente l’unico testimone del principale processo di Norimberga che parlasse sloveno. Nato a Pliberk, prima della Prima guerra mondiale lavorò come alto funzionario di polizia a Lubiana, e in seguito raggiunse l’apice della carriera nell’Austria austrofascista. Grdina ha inoltre aggiunto che la presenza di Skubl a Norimberga mostra quanto il processo fosse strettamente legato anche allo spazio centroeuropeo, compreso quello sloveno – non solo come sfondo storico, ma come parte delle correnti politiche e giuridiche dell’epoca.

I ricercatori ungheresi dr. Ferenc Miszlivetz e dr. Mónika Mátay hanno presentato dati concreti sulle comunità ebraiche di Szombathely e Kőszeg: secondo il censimento del 1835 gli ebrei erano presenti in 100 dei 613 insediamenti della contea di Vas e nel XIX secolo costruirono sinagoghe (Szombathely 1832, 1880–81; Kőszeg 1859). Hanno inoltre evidenziato Filip Schey, che nel 1844 cofondò una cassa di risparmio a Kőszeg e finanziò la sinagoga, la scuola e il bagno rituale. Nella primavera e nell’estate del 1944 le comunità furono deportate ad Auschwitz e uno sviluppo plurisecolare venne interrotto in pochi mesi. La dr. Mátay ha citato in proposito: «Guardate il cielo, poi la terra … In questo giorno sono nati mezzo milione di ungheresi.»

Prof. dr. Sebastjan Kristovič ha concluso l’interessante discussione con un pensiero di Viktor Frankl sulla responsabilità individuale e sul rifiuto della colpa collettiva, sottolineando la sua celebre frase: «L’uomo è l’essere che ha inventato le camere a gas; ma è anche l’essere che vi è entrato a testa alta, con una preghiera sulle labbra.» Il pensiero di Frankl ha orientato il dibattito verso la questione della scelta personale, della libertà interiore e della responsabilità morale anche nelle circostanze storiche più difficili.

Crimini imprescrittibili

Il simposio ha chiaramente dimostrato che Norimberga non è soltanto un capitolo storico, ma un parametro duraturo di civiltà. I crimini contro l’umanità sono imprescrittibili. Il diritto senza etica diventa una forma vuota. La scienza senza responsabilità diventa un pericolo.

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